Albergo 3 stelle Firenze centro • Hotel Annalena

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Storia del Palazzo
e dell'Hotel "Pensione Annalena"


Gran parte della storia di Annalena e del suo Palazzo ci è stata tramandata da Niccolò Machiavelli nelle sue Istorie Fiorentine scritte agli inizi del XVI secolo.

Quello che sappiamo di Lei è che rimasta orfana della madre, la Contessa Orsini, morta nel darla alla luce nel 1417 e del padre, Galeotto Malatesta, Signore di Rimini, deceduto pochi anni dopo a seguito di gravi ferite riportate in battaglia.

La piccola Annalena fu prima affidata al Conte Attilio Vieri dei Medici e poi adottata, insieme al suo immenso patrimonio, dal cugino Cosimo dei Medici che con la moglie, la Contessina dei Bardi, la accolsero come una figlia, dandole la migliore educazione e istruzione possibile.

La giovane Annalena, che si narra esser stata di una bellezza straordinaria, si innamorò, riamata, del capitano di ventura Baldaccio di Bicci dei Medici, figlio di Piero d’Anghiari, che sposò nel 1439, con una cerimonia solenne nella Basilica di San Lorenzo. Cosimo dette in dote ad Annalena il Palazzo di via Romana, dove la coppia si trasferì.

Baldaccio, prode condottiero, si fece apprezzare difendendo la Signoria di Firenze nell’epica battaglia di Anghiari del 1440, contro l’esercito milanese, conquistando l’ammirazione della Corte medicea. Cosimo gli rese merito con ogni onorificenza e trasformando il Palazzo di Annalena in una delle più belle case fiorentine, arricchendola con affreschi, dipinti e arredi magnifici. Alcune opere del Beato Angelico e Filippo Lippi sono ancor oggi custodite alla Galleria degli Uffizi e nel Museo di San Marco.

Dopo pochi anni di felicità nel Palazzo e la nascita del loro primo e unico figlio Guido, la bellezza di Annalena suscitò il morboso desiderio di Bartolomeo Orlandini, il quale, non corrisposto e accecato dall’invidia, fece assassinare in Palazzo Vecchio il marito della affascinante nobildonna, con la complicità di Cosimo dei Medici, preoccupato della sua crescente popolarità.

Sola e disperata per la dolorosa perdita anche del figlio, Annalena trova rifugio nella preghiera come Terziaria Domenicana e trasforma la sua dimora in un Convento, che dopo la morte, avvenuta nel 1491, prenderà il suo nome e ospiterà giovani vedove.

E ancora il Machiavelli racconta che il Convento di Annalena fu anche rifugio per Giovanni delle Bande Nere che si camuffò da donna per sfuggire allo zio, Lorenzo il Magnifico, intenzionato a farlo assassinare per rivalità politiche.

Dal 1530 il convento è sotto l’Ordine di San Vincenzo di Annalena: un lungo periodo di apparente tranquillità, fino a quando nel 1808 le leggi napoleoniche sopprimono l’Ordine, che contava in quell’anno ben 107 religiosi.

Successivamente, nel 1820, viene acquistato e ristrutturato dal Generale dell’esercito francese Mac Donald e da sua moglie Carolina Buonaparte, sorella di Napoleone e vedova del re di Napoli Murat, che ne fecero una residenza sfarzosa e impreziosita dall’omonimo giardino, uno dei primi esempi di giardino romantico neoclassico in Italia.

Alla morte del Generale il Palazzo passa in eredità al figlio Ugo Mac Donald che, dopo averlo svuotato di ogni oggetto prezioso, lo vende ad un ordine religioso di Suore Francesi del Sacro Cuore, che vi fondarono nel 1880 una Scuola-Convento per educare le signorine delle più facoltose e nobili famiglie fiorentine.

Dopo alcuni passaggi di proprietà che mescolarono il sacro con il profano, trasformando l’ex convento, prima in una casa di gioco, poi in una casa di tolleranza di gran lusso ed infine ricovero per giovani donne, solo nel 1919 il Palazzo di Annalena diventa Pensione Annalena, punto di riferimento per viaggiatori e stranieri, poeti e musicisti.

Come già ricordato, anche il premio Nobel per la letteratura, Eugenio Montale, vi soggiornò a lungo negli anni ’30 (ancora oggi è disponibile la ”sua“ camera) e qui si incontrava spesso con la sua musa ispiratrice, l’americana Irma Brandeis. Il poeta rammenta la Pensione Annalena in una delle sue liriche più appassionate, la poesia "Interno - Esterno", dedicata alla sua Beatrice statunitense, protagonista in senso assoluto della sua vita artistica.

Risale invece agli anni ’40 il soggiorno di Carlo Levi, durante il quale, sotto il portico della sua camera affacciata al Giardino incantato di Annalena, ha scritto nel 1944 le pagine immortali della sua opera più famosa “Cristo si è fermato a Eboli”, capolavoro della letteratura italiana.

E ancora: durante la seconda guerra mondiale nella Pensione Annalena trovarono rifugio e si salvarono la vita oltre venticinque famiglie di ebrei e inglesi, partigiani e americani, perseguitati dal regime fascista, che vennero registrati sotto falso nome.

Negli anni ’50 l’Annalena ha avuto l’onore di ospitare più volte con la sua famiglia Francis Henry Taylor, direttore del Metropolitan Museum of Art di New York per oltre 25 anni.

Negli anni ’60 la pensione Annalena è stata spesso frequentata anche da artisti e attori in scena al vicino Teatro Goldoni, costruito ai primi dell’ottocento su una parte del Convento: tra questi anche Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi.

Anche il grande compositore e pianista Luigi Dallapiccola ha vissuto nel Palazzo fino alla sua scomparsa, avvenuta nel 1975.




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