Storia della "Pensione Annalena" oggi "Hotel Annalena"



Il nome dell'edificio deriva da quello di Annalena Malatesta, figlia della Contessa Orsini e di Galeotto Malatesta, signore di Rimini.
La storia di Annalena ci è tramandata da Niccolò Machiavelli nelle sue Istorie Fiorentine, scritte agli inizi del XVI Secolo.




Annalena Malatesta, figlia della Contessa Orsini e di Galeotto Malatesta, rimasta orfana di ambedue i genitori, venne adottata, insieme al suo immenso patrimonio, da Cosimo dei Medici il quale dette in dote ad Annalena il Palazzo di via Romana nel quale oggi si trova l'Hotel Annalena.


Rimasta vedova a seguito di una congiura di palazzo ordita contro Baldaccio, Annalena trovò conforto nella fede e trasformò la preziosa dimora in un Convento; negli anni successivi alla morte di Annalena (1491), i terreni e gli edifici conventuali subirono un destino complesso: fino alle metà del cinquecento furono adibiti a baluardo militare voluto dal Granduca di Toscana Cosimo I de' Medici.



Nel 1571 le fortificazioni furono distrutte, e con esse anche il convento.

Due secoli più tardi, nel 1791, il terreno dove sorgeva il vecchio monastero, fu acquistato dal marchese Tommaso Corsi, il quale assunse l’architetto Giuseppe Manetti per la realizzazione di un giardino, primo esempio di giardino romantico a Firenze, tuttora conosciuto come "Il Giardino di Annalena".

Intorno al 1810, lungo via Romana, l'architetto Giuseppe Del Rosso edificò il palazzo oggi conosciuto come "Casa di Annalena", ispirato al Neoclassicismo allora in voga.

 



Nel 1820 l’edificio fu acquistato dal generale dell’esercito francese Francesco MacDonald, già Ministro della Guerra del Regno delle Due Sicilie. Il generale ampliò l’edificio, per poi abitarvi con Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone.

Nel 1919, il primo e secondo piano furono trasformati in albergo dalla famiglia Calastrini Rossoni sotto l'insegna "Pensione Annalena", diventando in breve tempo un punto di riferimento per viaggiatori e stranieri, poeti e musicisti.

Lo scultore Olinto Calastrini, marito della figlia dei gestori, vi abitò negli anni venti ed esercitò la sua arte nei locali della pensione.

Nel corso dei decenni successivi alloggiarono presso Casa Annalena il premio Nobel Eugenio Montale, gli scrittori Jacques Bertion e Carlo Levi che vi soggiorna negli anni ’40 e qui scrive diversi passi del suo “Cristo si è fermato a Eboli“, nonché il direttore del Metropolitan Museum of Art di New York Francis Henry Taylor. 



Più avanti negli anni scenderanno alla Pensione Annalena Vittorio Gassman, Tognazzi e Luigi Dallapiccola, che vi ha vissuto fino alla sua morte del 1975.





Eugenio Montale sostava spesso alla Pensione Annalena, dove si incontrava con la sua amante e musa Irma Brandeis, la Clizia de “Le Occasioni”.

Proprio qui ha composto una delle sue liriche più appassionate, la poesia “Interno-Esterno”: “…siamo insieme nella veranda/ di “Annalena”/ a spulciare le rime del venerabile/ pruriginoso John Donne...”.

Ricorda l’amante nelle frequenti lettere: “sempre allungata / sulla chaise longue / della veranda” (sempre della pensione Annalena), mentre legge “vite di santi semisconosciuti / e poeti barocchi di scarsa reputazione”.